Stabilizzazione vertebrale

STABILIZZAZIONE VERTEBRALE OPEN (A CIELO APERTO)

La stabilizzazione vertebrale con viti e barre è un intervento chirurgico che punta a ottenere la stabilizzazione della colonna vertebrale ed eventualmente a risolvere la compressione delle strutture nervose quando presenti. 

Per ottenere questi risultati si ricorre all’uso di mezzi di sintesi: si tratta di elementi realizzati in materiali di avanguardia utilizzati per ristabilire il giusto allineamento delle vertebre interessate.

Questo tipo di procedura chirurgica potrebbe essere indispensabile ad esempio, in alcune patologie come le spondilolistesi, in cui due vertebre scivolano l’una sull’altra, le gravi discopatie degenerative, in cui il disco risulta schiacciato con conseguente avvicinamento delle due vertebre, la scoliosi o la spondilodiscoartrosi.

STABILIZZAZIONE VERTEBRALE OPEN

Tecnica chirurgica di stabilizzazione vertebrale

Nella maggior parte dei casi, l’intervento chirurgico di stabilizzazione viene eseguito con il paziente prono sul letto operatorio, in anestesia generale.

L’incisione cutanea classica è di norma 7/10 cm. I muscoli paravertebrali vengono delicatamente staccati dalla vertebra e divaricati lateralmente per consentire l’accesso alla colonna vertebrale.

Una volta identificati, sotto guida radiologica intraoperatoria,i punti di ingresso delle viti in titanio, queste vengono inserite nel corpo vertebrale, sempre sotto guida radioscopica.. 

Nel caso della discopatia degenerativa o della stenosi foraminale, è possibile inserire una cage (gabbia) tra vertebra e l’altra, per favorire la fusione ossea.  

Le viti e barre hanno il compito di immobilizzare quel segmento vertebrale stabilizzato e garantire la fusione ossea. 

Una volta raggiunta la fusione, è possibile rimuovere i mezzi di sintesi (pratica usualmente non adottata in Italia). Il titanio è comunque molto ben tollerato dal corpo umano in quanto materiale biocompatibile. 

STABILIZZAZIONE VERTEBRALE PERCUTANEA (MINI-INVASIVA)

In casi selezionati è possibile eseguire lo stesso tipo di intervento con la tecnica mini-invasiva: questa permette di inserire le viti con accessi specifici, in modo da evitare un distacco della muscolatura paravertebrale dalle vertebre.

Anche questa tecnica permette di inserire una gabbia intersomatica e ottenere la consolidazione ossea. Tra gli accessi mini invasivi possibili troviamo: quelli per via anteriore (ALIF), laterale (XLIF), posteriore (PLIF), transforaminale (TLIF).

STABILIZZAZIONE VERTEBRALE PERCUTANEA
STABILIZZAZIONE VERTEBRALE PERCUTANEA mini invasiva
STABILIZZAZIONE VERTEBRALE

Il fissaggio percutaneo è un’evoluzione della classica procedura di artrodesi vertebrale che si esegue con tecnica a cielo aperto.

Al contrario di quest’ultima, la tecnica percutanea, comprende numerosi vantaggi: l’incisione chirurgica è limitata a pochi millimetri, non occorre scollare le strutture fasciali tendinee e muscolari dalle strutture ossee, le perdite ematiche sono limitate, il rischio d’infezione è ridotto, i tempi operatori relativamente brevi, il recupero funzionale del paziente rapido.

Il paziente, in anestesia generale, viene posizionato in decubito prono su appositi appoggi e su lettino radiotrasparente. Si pratica un’accurata disinfezione e si prepara il campo operatorio sterile.

Attraverso l’utilizzo di un apparecchio che fornisce immagini radioscopiche – amplificatore di brillanza – si individuano i peduncoli vertebrali nelle due proiezioni ortogonali.

E si procede al loro interno, all’inserimento guidato di apposite viti la cui testa prevede uno specifico alloggiamento per il posizionamento delle barre. Una volta inserite e fissate le barre si procede al controllo radioscopico finale alla sutura della fascia e della cute.

In casi selezionati, dove è necessario conferire maggiore stabilità alla colonna vertebrale, a causa dischi intervertebrali degenerati o erniati si procede all’inserimento di cage intersomatiche per favorire anche la fusione tra i corpi vertebrali (artrodesi anteriore) e quindi ottenere una artrodesi a 360°.

Le cage sono piccole protesi che vengono posizionate tra due corpi vertebrali nel posto normalmente occupato dal disco. 

In particolare la PLIF (posterior lumbar interbody fusion) ed la TLIF (transforaminal lumbar interbody fusion) sono impianti di artrodesi anteriore inseriti per via posteriore cioè, ampliando solo di pochi millimetri l’approccio chirurgico descritto per l’artrodesi posteriore percutanea. 

Questi dispositivi possono essere associati anche all’artrodesi posteriore eseguita mediante dispositivi interspinosi.

Dalla medesima incisione cutanea, si giunge sulla lamina medialmente alla faccetta articolare; la lamina ed il legamento giallo vengono rimossi e si accede alla porzione anteriore della colonna vertebrale. Il sacco e la radice vengono divaricati, si prepara lo spazio intervertebrale e si posiziona la PLIF. La PLIF è una cage di dimensioni ridotte rispetto alla TLIF proprio perché si inserisce attraverso un accesso chirurgico ristretto.

Per conferire una maggiore stabilità all’impianto e la corretta simmetria, questa deve essere inserita bilateralmente.

Nei nostri centri utilizziamo sistemi PLIF ad espansione che ci consentono cioè di entrare nello spazio discale da un accesso molto ridotto per poi aumentare di dimensioni una volta inserite nel disco

Stessa procedura si usa per posizionare la TLIF ma la via di inserimento in questo caso è laterale rispetto alla faccetta articolare

Le viti, le barre e gli strumentari d’impianto utilizzati nei nostri centri sono sistemi all’avanguardia, costituiti da materiali biologicamente inerti (titanio, titanio-trabecolare, cromo-cobalto peek) e design sofisticati che consentono perfetto ancoraggio all’osso anche nei pazienti osteoporotici, offrono grande margine di manovra per facilitare il chirurgo nelle procedure di impianto e nelle manovre di correzione così da rendere possibile lavorare con ampio margine di sicurezza. 

Il decorso postoperatorio prevede una mobilizzazione rapida del paziente che, è invitato ad iniziare la deambulazione già il giorno successivo all’intervento chirurgico e dimesso dall’ospedale tra la seconda e la terza giornata post-operatoria.

Il paziente dovrà osservare un periodo di riposo domiciliare per circa due settimane ed indossare un bustino di sostegno per i primi quaranta giorni, mente la necessità di riabilitazione neuromotoria e fisioterapia viene valutata caso per caso in base alle condizioni cliniche di partenza e le esigenze del singolo paziente. I controlli clinici e radiografici successivi al trattamento chirurgico sono eseguiti a 1,3 e 6 mesi e poi annualmente.

XLIF

La sostituzione di disco intervertebrale mediante approccio cosiddetto “laterale estremo” (eXtreme Lateral Interbody Fusion – XLIF) è un intervento di recente sviluppo. 

In anestesia generale si esegue una contenuta incisione chirurgica di 4-5 cm a livello del fianco del paziente.

Mediante uno speciale divaricatore chirurgico si raggiunge la colonna vertebrale impiegando un sistema di monitoraggio elettroneurofisiologico e la fluoroscopia (= RX) intraoperatori per eliminare il rischio di lesione a carico dei plessi nervosi che decorrono a lato della colonna nel muscolo Psoas ivi presente. 

eXtreme Lateral Interbody Fusion

Una volta raggiunto il livello desiderato si esegue l’asportazione chirurgica del disco intervertebrale che viene sostituito con una protesi di dimensioni appropriate.

Una volta effettuato un controllo radiologico finale si procede al secondo tempo chirurgico di stabilizzazione della colonna vertebrale mediante quattro viti transpeduncolari (due per vertebra) posizionate mediante approccio posteriore con tecnica percutanea, quindi con quattro incisioni di 2 cm circa in corrispondenza dei punti di ingresso delle viti accuratamente designati con l’ausilio della fluoroscopia intraoperatoria. 

Tempi operatori medi: 60 – 90 minuti – Perdita di sangue scarsa e/o nulla.

Quando fare l’intervento?

L’intervento è particolarmente indicato per risolvere alcune condizioni patologiche quali:

  • Spondilolistesi malformative: ci si affida al trattamento chirurgico nel caso in cui sia presente un’instabilità lombare che non può essere risolta con altri trattamenti meno invasivi.
  • Spondilolistesi degenerative: nel caso in cui si abbia una compressione delle strutture nervose e neurali, con presenza o meno di deficit.
  • Spondilolistesi traumatiche: a seguito di particolari traumi a carico della colonna vertebrale può rivelarsi necessario ricorrere alla stabilizzazione della colonna vertebrale.
  • Ernie al disco recidivanti:: tramite l’utilizzo del microscopio operatorio e di apposita strumentazione chirurgica è possibile ridurre il carico sulle strutture interessate e ridurre la sintomatologia dolorosa e infiammatoria alla schiena.

telemedicina neurochirurgo

Desideri un consulto ma vivi troppo lontano?
La 𝐓𝐞𝐥𝐞𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 è lo strumento moderno ideale per un primo inquadramento clinico!

Per prenotazioni
𝐒𝐞𝐠𝐫𝐞𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐃𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞