Dolore vascolare – arteriosclerosi

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Percorso Paziente

Lo scopo è ottenere una diagnosi e una terapia “patient-tailored”, ovvero disegnata e mirata a quel determinato paziente con quel tipo di patologia dolorosa.

La mia etica e filosofia di lavoro è quella di praticare l’ars medica curando la persona nella sua globalità, non una malattia né tantomeno un'immagine radiologica.

L’arteriosclerosi o dolore vascolare – l’indurimento e la chiusura delle arterie – colpisce, generalmente, tutti i vasi dell’organismo: se vengono coinvolti i vasi del cuore (coronarie) si può verificare la possibilità di angina o infarto: in altri casi può essere maggiormente interessato il circolo cerebrale, con probabilità di ictus o deterioramento delle funzioni cognitive determinato dalla carenza cronica di ossigeno alle cellule cerebrali.

Quando invece la malattia arteriosclerorica interessa i vasi che portano il sangue alle gambe si possono avere  una serie di disturbi,  il più caratteristico dei quali è la claudicatio intermittens: i pazienti che manifestano questo problema sono costrette a fermarsi per la comparsa di un intenso dolore al polpaccio o, meno frequentemente, nella parte bassa della schiena, alle natiche o alle cosce dopo aver percorso un tratto di cammino più o meno lungo.

È sufficiente fermarsi e riposarsi per alcuni secondi, per stare subito meglio e poter riprendere a camminare, salvo doversi nuovamente fermare dopo aver percorso un tratto di strada di uguale lunghezza.

Più l’ostruzione delle arterie sarà grave e meno distanza il paziente riuscirà a percorrere. questo è definito come il primo stadio della malattia ischemica degli arti inferiori. Nei casi in cui la malattia è molto avanzata inizia a comparire dolore anche a riposo (Stadio II)  e con la progressione della ischemia possono comparire lesioni della cute come ulcere (Stadio III) o necrosi-gangrena (Stadio IV).

Questo problema è provocato dalla riduzione del flusso del sangue lungo le arterie malate, parzialmente o completamente ostruite. È come se il tubo che porta la benzina (il sangue) al motore dell’auto (i muscoli) fosse in parte ostruito. 

Con il motore al minimo, la quantità di benzina che arriva ai cilindri è proporzionata al bisogno ed il motore gira normalmente, ma appena si affonda il piede sull’accelleratore, il motore tende a spegnersi perché la benzina che arriva al motore non è più sufficiente alle richieste nel frattempo aumentate. 

I medici chiamano questa condizione arteriopatia ostruttiva periferica (AOP).

L’arteriosclerosi non è l’unica causa dell’AOP, anche se è di gran lunga la più frequente. Altre cause possono essere tutte quelle che colpiscono le arterie come ad esempio il Morbo di Burger.

Come curare il dolore vascolare?

Il trattamento dell’AOP ha tre obiettivi:

  • Arrestare il peggioramento dell’arteriosclerosi in tutto l’organismo e ridurre il rischio d’infarto e ictus.
  • Migliorare la qualità di vita di questi pazienti, cercando di recuperarli ad una vita più attiva e consentire loro di camminare il più possibile, senza dolore.
  • Impedire la comparsa di piaghe e gangrene.

Per raggiungere questi obiettivi  è necessario agire sui fattori di rischio, in primo luogo il fumo. Cessare l’abitudine di fumare è essenziale, perché riduce immediatamente i rischi, anche se sono necessari anni per annullarli del tutto. 

È importante che l’astensione dal fumo sia completa perché anche una sola sigaretta al giorno può aggravare i danni delle arterie.

Importante è inoltre l’esercizio fisico. Camminare, infatti, favorisce lo sviluppo di circoli collaterali e consente di aumentare gradatamente il tratto di cammino percorso, così che questi pazienti possono allungare la marcia senza dolore anche per più di 200 metri.

Sembra che i risultati migliori si abbiano quando i pazienti continuano a camminare anche dopo la comparsa del dolore, cercando di resistere il più possibile perché, probabilmente, si favorisce in tal modo lo sviluppo di circoli collaterali , cioè di nuovi vasi arteriosi che suppliscono a quelli ostruiti dalla arteriosclerosi.

Le cure farmacologiche

L’aspirina e altre sostanze che contrastano la tendenza delle piastrine ad aggregarsi sulla placca erteriosclerotica, per questo motivo chiamate antiaggreganti, sono comunemente prescritte ai pazienti con AOP.


Questi farmaci sono in grado di rallentare l’evoluzione della malattia e ridurre la necessità di intervenire chirurgicamente. L’aspetto più importante di queste cure non riguarda, però, la circolazione degli arti inferiori, ma la loro capacità di prevenire l’infarto cardiaco e l’ictus, poiché, come detto, l’AOP è soprattutto la spia di un’arteriosclerosi grave e diffusa. In definitiva, l’aspirina e gli antiaggreganti, in generale, difficilmente miglioreranno la marcia di questi pazienti, ma, in compenso, riducono la possibilità di complicazioni cerebrali o cardiache.

La terapia con anticoagulanti, al contrario, né migliora la marcia né riduce il rischio d’ictus e infarti. Espone, invece, al rischio di gravi emorragie. Queste cure sono, perciò, indicate solo in particolari casi.

I pazienti con improvviso peggioramento dei disturbi, infine, devono ricorrere alle cure del chirurgo vascolare per valutare la possibilità di un intervento di rivascolarizzazione o un’angioplastica.

Il trattamento del dolore vascolare

Premesso che il trattamento primario della ischemia degli arti inferiori è costituito da tutto quello sopra elencato , si deve considerare che esistono alcuni pazienti che non risentono in modo soddisfacente della terapia conservativa (prevenzione, movimento, terapia farmacologica) e che non possono essere sottoposti a rivascolarizzazione oppure lo sono stati ma con scarso successo.

Purtroppo in questi pazienti anche la terapia antalgica utilizzando farmaci analgesici, anche potenti  come gli  oppioidi, può non dare un adeguato sollievo dal dolore, soprattutto quello determinato dalla claudicatio o dalle ulcerazioni cutanee.

In questi pazienti è possibile utilizzare tecniche interventistiche per ridurre il dolore e migliorare, per quanto possibile, il flusso di sangue.

A seconda della gravità delle lesioni, della età del paziente e delle malattie che affliggono il paziente e delle terapie che sta eseguendo si potrà utilizzare:

  • il posizionamento di un catetere peridurale per l’infusione di anestetico locale e analgesici a livello del midollo spinale;
  • la simpaticectomia chimica percutanea ovvero la “bruciatura” dei nervi del sistema simpatico che regolano l’apertura e chiusura dei vasi arteriosi. provocando una lesione di questi nervi (di solito utilizzando sostanze come l’alcool assoluto o il fenolo) si può migliorare la circolazione a livello degli arti inferiori;
  • in casi selezionati si può utilizzare la Stimolazione midollare.

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