Molti pazienti lamentano tensioni persistenti, formicolii o dolori di carattere neuropatico (spilli, calore nella pianta dei piedi, crampi ai polpacci),
In questi casi, il problema spesso non risiede nel tessuto muscolare, ma nella capacità di scorrimento del sistema nervoso (nevrasse e nervi periferici).

COS’È ESATTAMENTE LA NEURODINAMICA?
È l’approccio clinico e fisioterapico che valuta e tratta il sistema nervoso come una struttura meccanica continua. Proprio come i muscoli e i tendini, anche i nervi devono potersi allungare, flettere e, soprattutto, scivolare liberamente all’interno dei tessuti circostanti (interfaccia meccanica).
Se un nervo viene “intrappolato” da un’ernia del disco, una stenosi foraminale o del canale vertebrale centrale, da una fibrosi o da una contrattura muscolare, perde la sua mobilità.
Il risultato? Dolore, perdita di forza o parestesie.

LA NEURODINAMICA NELLA PRATICA CLINICA:
Non si tratta di semplici esercizi, ma di una progressione terapeutica precisa:
- Valutazione: Attraverso test neurodinamici specifici (come l’ULNT per l’arto superiore o lo Slump Test per l’inferiore), mettiamo in tensione selettiva il tessuto neurale per individuare il sito della restrizione.
- Tecniche di “Sliding” (Scorrimento): Movimenti dolci che fanno scivolare il nervo senza metterlo in tensione eccessiva. Ideali nelle fasi acute per ridurre l’edema intraneurale e migliorare la vascolarizzazione del nervo.
- Tecniche di “Tensioning” (Messa in tensione): Utilizzate nelle fasi croniche per migliorare la tolleranza del sistema nervoso al carico e al movimento.
Perché è fondamentale?
Integrare alla terapia medica l’esercizio neurodinamico significa smettere di trattare il corpo come un insieme di pezzi isolati. Permette di risolvere casi di sciatalgie, sindromi del tunnel carpale o cervicobrachialgie che sembravano “croniche”, restituendo al paziente una libertà di movimento immediata.

