Cannabis

L’uso della cannabis per scopi terapeutici ha una storia molto antica. Ad oggi, l’utilizzo dei cannabinoidi per uso medico non è accettato in tutti i paesi del mondo ma le ricerche continuano, alcune dando risultati positivi.

La pianta produce centinaia di composti attivi, in parte cannabinoidi, in parte terpeni. Fra i cannabinoidi i più attivi sono il tetraidrocannabinolo (THC) ed il cannabidiolo (CBD). Tuttavia l’efficacia della cannabis sembra almeno in parte legata alla sua assunzione fitoterapica , cioè di tutto il preparato della pianta, dato che l’effetto globale è legato a tutti i composti presenti (il cosiddetto effetto “entourage”).

Caratteristiche della Cannabis

Commercialmente la Cannabis viene reperita come infiorescenza secca. Può essere quindi somministrata come tisana facendo bollire per 15 minuti in acqua le infiorescenze secche, oppure come gocce di una soluzione in olio di oliva.

Alternativamente possono essere prodotte capsule decarbossilate (che contengono i composti già attivati dalla procedura di preparazione eseguita dal farmacista).

Le infiorescenze, prodotte principalmente  in Olanda, ma anche dall’ Istituto Farmaceutico Militare, derivano da piante con profilo genetico stabile per cui forniscono un prodotto con un contenuto di principio attivo costante.

Infatti la difficoltà principale nella coltivazione e produzione di cannabis terapeutica è l’estrema variabilità nel contenuto di THC e CBD nelle infiorescenze; dato che il medico ha necessità di conoscere la quantità esatta di molecola contenuta nell’infiorescenza secca è fondamentale che le piante vengano coltivate in modalità controllata.

Quando viene prescritta la cannabis?

Allo stato attuale, la cannabis terapeutica può essere prescritta con copertura del Sistema Sanitario Regionale solamente in presenza di specifiche patologie:

  • analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore (sclerosi multipla, lesioni midollo spinale) resistente alle terapie convenzionali;
  • analgesia nel dolore cronico (con particolare riferimento al dolore neurogeno) in cui il trattamento con FANS o cortisonici o oppioidi si sia rivelato inefficace;
  • effetto anticinetosico ed antiemetico nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV, che non può̀ essere ottenuto con trattamenti tradizionali;
  • effetto stimolante dell’appetito nella cachessia anoressia perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa, che non può̀ essere ottenuto con trattamenti standard;
  • effetto ipotensivo nel glaucoma resistente alle terapie convenzionali;
  • riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette che non può̀ essere ottenuta con trattamenti standard.

In relazione al trattamento di queste patologie, secondo i criteri previsti dalla legge la cannabis terapeutica può essere prescritta da qualsiasi medico e per qualsiasi tipo di dolore cronico non responsivo alle normali terapie, e indirizzati verso farmacie di riferimento, agevolando un facile approvvigionamento.

La storia della cannabis terapeutica

La cannabis terapeutica ha una storia molto antica e i suoi effetti benefici erano noti in quasi tutto il mondo orientale sin dai tempi remoti. Difatti, i medici utilizzavano i cannabinoidi per ridurre il dolore.

Nella medicina tradizionale cinese veniva somministrata come anestetico, grazie alle sue potenti proprietà narcotiche.

Nei Paesi Bassi, si pensa che venisse usata già nel tardo neolitico (tra il 2400 e il 2200 a.C.) per le sue proprietà antifebbrili. Infatti, è stata notata una grande concentrazione di polline di cannabis in una tomba risalente proprio a quel periodo.

Nell’Antico Egitto si utilizzavano prodotti a base di cannabis per la cura delle emorroidi e per gli occhi irritati.

In India, la cannabis veniva data ai pazienti per affrontare molte malattie e disturbi, tra cui insonnia, mal di testa, disturbi gastrointestinali, dolori e sofferenze del parto.

Nell’antica Grecia, la cannabis era uno dei farmaci preferiti per curare ferite, piaghe sui cavalli ed emorragie nasali.

Fu solo nel 1800 che la cannabis fece il suo ingresso anche nella medicina occidentale, in cui veniva ridotta in polvere e somministrata con il vino.

Cannabis medica

La cannabis rappresenta  una cura relativamente nuova per numerose patologie caratterizzate da dolore persistente/cronico.

È vero che la Cannabis ha un margine terapeutico elevatissimo, ovvero che è un farmaco sicuro e molto meno problematico e dannoso di altre molecole (soltanto il 26% di chi sospende il trattamento lo fa a causa di effetti collaterali), tuttavia pur essendo ampia la letteratura scientifica sulle proprietà terapeutiche della cannabis, i risultati riportati nell’utilizzo clinico sono spesso contraddittori tra loro.

Ha effetti positivi in alcune forme di  cefalea e nella fibromialgia oltre che sul dolore neuropatico,  migliora la qualità del sonno, favorisce l’appetito, diminuisce le contratture e la spasticità ed è inoltre un farmaco sicuro. Attualmente viene prescritta soprattutto in quadri dolorosi di tipo neuropatico che si associano con una componente di spasmo muscolare importante, ottenendo in questi casi i migliori risultati (l’esempio più calzante è quello del dolore in corso di sclerosi multipla).

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