Tecnica Intracept: Radiofrequenza ablativa intraossea del nervo basivertebrale nel dolore lombare cronico

Se soffri di un mal di schiena cronico che non accenna a passare, potresti soffrire di un cosiddetto dolore vertebrogenico. Per molti pazienti, i trattamenti classici come la fisioterapia, i farmaci o le infiltrazioni non offrono un sollievo duraturo. Oggi esiste un’innovativa procedura mininvasiva chiamata tecnica Intracept, sviluppata appositamente per “spegnere” il dolore alla radice agendo direttamente sul nervo basivertebrale.

Che cos’è il dolore vertebrogenico e quali sono i sintomi?

Non tutto il mal di schiena dipende dai dischi intervertebrali o dai muscoli. Spesso la vera causa risiede nell’infiammazione delle piastre terminali vertebrali (vertebral endplates, le estremità ossee della vertebra a contatto con il disco), soggette a usura e degenerazione.

I sintomi tipici di questo tipo di sofferenza si manifestano con caratteristiche molto specifiche che aiutano a distinguerlo da altre forme di mal di schiena:

  • Dolore lombare a fascia: Il paziente avverte una sensazione dolorosa profonda e diffusa in modo orizzontale nella parte bassa della schiena.
  • Aggravamento con il carico e le estensioni: Il fastidio si accentua chiaramente quando si mantengono posizioni statiche prolungate (come lo stare seduti a lungo), quando si sollevano pesi o durante i movimenti di estensione del busto all’indietro.
  • Assenza di irradiazione agli arti inferiori: A differenza della classica “sciatica” o delle radicolopatie causate da ernie discali che comprimono le radici nervose, il dolore vertebrogenico rimane localizzato alla colonna e non si estende verso le gambe o i piedi.

I segnali dolorosi causati da questa infiammazione vengono trasportati direttamente al cervello dal nervo basivertebrale, che si trova proprio all’interno del corpo osseo della vertebra. Questo tipo di sofferenza è visibile tramite una risonanza magnetica sotto forma di specifiche alterazioni note come “Modic Changes” (Alterazioni di Modic).

Tecnica Intracept Dott. Antonio Musio
“Il dolore vertebrogenico origina direttamente dall’infiammazione delle piastre ossee vertebrali”. Un’illustrazione anatomica di una sezione della colonna lombare che evidenzia la differenza tra una vertebra sana e una con infiammazione della placca terminale (dolore vertebrogenico).

Cos’è il nervo basivertebrale e perché può essere ablato?

Per comprendere l’efficacia della tecnica Intracept, è fondamentale conoscere l’anatomia nascosta all’interno delle nostre vertebre.

  • Da dove origina e dove si trova: Il nervo basivertebrale è una struttura nervosa intraossea. Ha origine dai rami del sistema nervoso che circondano la colonna e penetra direttamente all’interno della vertebra attraverso un piccolo foro posteriore (il forame basivertebrale). Da lì, si ramifica a ventaglio verso le limitanti vertebrali, ovvero le piastre ossee superiori e inferiori a contatto con il disco.
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  • La sua unica funzione: Questo nervo ha una funzione esclusivamente nocicettiva (trasmissione del dolore). Non è un nervo motorio (non comanda i muscoli) e non è un nervo sensitivo periferico (non raccoglie la sensibilità tattile delle gambe o della pelle). Il suo unico compito è inviare un segnale d’allarme al cervello quando l’osso della vertebra subisce un danno, un’infiammazione o un sovraccarico cronico.
  • Perché può essere ablato in totale sicurezza: Proprio perché il nervo basivertebrale non controlla alcuna funzione motoria o sensoriale delle estremità, la sua interruzione termica (ablazione) non comporta alcun rischio di paralisi, perdita di sensibilità o deficit motori. Interrompere questo nervo equivale a tagliare il filo di un allarme che continua a suonare a vuoto: si elimina il sintomo invalidante (il dolore cronico) senza alterare minimamente la normale funzionalità e la stabilità della colonna vertebrale.

Cosa sono i “Modic changes“?

Quando il radiologo scrive nel referto della risonanza magnetica la dicitura “alterazioni secondo Modic”, sta indicando che l’osso della vertebra sta soffrendo a causa di uno stress anomalo.

Tra una vertebra e l’altra c’è un disco ammortizzante. Quando questo disco si consuma (discopatia), perde la sua capacità di assorbire gli urti. Di conseguenza, il carico si sposta direttamente sulle “limitanti vertebrali”, ovvero le piastre ossee superiori e inferiori della vertebra. Questo sovraccarico continuo danneggia il tessuto osseo e il midollo circostante, scatenando una reazione che il medico e radiologo Michael Modic ha classificato in tre stadi evolutivi:

  • Modic 1 (La Fase Infiammatoria / Edema): È lo stadio più attivo e strettamente legato al dolore forte. L’osso subisce un forte processo infiammatorio e si riempie di liquido (edema osseo). Il dolore da Modic 1 è tipicamente sordo, profondo e si accentua stando seduti a lungo o al risveglio mattutino.
  • Modic 2 (La Fase di Sostituzione Adiposa): Con il passare del tempo, l’infiammazione acuta si attenua e il midollo osseo infiammato viene progressivamente sostituito da tessuto grasso (adiposo). Sebbene sia una fase più cronica, può continuare a causare dolore a causa dell’instabilità biomeccanica della colonna.
  • Modic 3 (La Fase di Sclerosi Ossea): Rappresenta lo stadio avanzato della degenerazione. L’organismo tenta di difendersi irrigidendo l’osso, che telemedicine tenta di difendersi irrigidendo l’osso, che diventa estremamente denso, duro e meno elastico (sclerosi).
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La tecnica Intracept è l’unica terapia mirata progettata specificamente per i pazienti che presentano alterazioni di tipo Modic 1 o Modic 2, poiché agisce interrompendo il circuito doloroso che origina proprio da queste porzioni ossee alterate.

Diagnosi corretta: come si valuta il Modic?

Per poter identificare con precisione la presenza e lo stadio dei Modic Changes, non è sufficiente una risonanza magnetica generica. Sono necessari esami di imaging ad alta risoluzione: nello specifico, è indispensabile una Risonanza Magnetica (RM) del rachide con sequenze pesate T1, T2 e STIR.

  • Le sequenze T1 e T2 permettono di studiare la struttura ossea, l’eventuale degenerazione del disco e la sostituzione con tessuto adiposo( Modic 2).
  • La sequenza STIR (Short Tau Inversion Recovery) è di fondamentale importanza perché è altamente sensibile ai liquidi: permette di far risaltare l’edema osseo tipico della fase infiammatoria acuta (Modic 1), confermando l’esatta origine del dolore.

La sola presenza di queste alterazioni sul referto radiologico non basta per dare l’indicazione al trattamento. La valutazione del Modic e la candidatura alla procedura devono essere effettuate, dopo una corretta diagnosi e un’accurata visita clinica, da un neurochirurgo esperto in algologia (terapia del dolore). Solo lo specialista può infatti correlare i sintomi descritti dal paziente con i segni radiologici emersi dalle sequenze magnetiche.

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La Tecnica Intracept: come funziona l’intervento passo dopo passo

La procedura Intracept utilizza la radiofrequenza ablativa intraossea per interrompere in modo permanente la trasmissione del dolore. Si tratta di una tecnica mininvasiva mirata ad altissima precisione, eseguita in regime di day-hospital o chirurgia ambulatoriale.

Per garantire il massimo comfort e la totale assenza di dolore, l’intervento si esegue in anestesia locale con la possibilità di associare una sedazione. Questa combinazione permette al paziente di rimanere rilassato e tranquillo per tutta la durata del trattamento, evitando i rischi e i lunghi tempi di recupero tipici di un’anestesia generale.

L’intervento si sviluppa in tre fasi principali:

1. L’accesso percutaneo radioguidato (Pianificazione millimetrica):
La procedura non prevede incisioni chirurgiche della pelle. L’accesso avviene esclusivamente per via percutanea attraverso l’inserimento di un ago cannula (Trocar). Ogni singolo movimento viene monitorato in tempo reale attraverso un sistema radiologico ad alta definizione (fluoroscopia). Questo permette allo specialista di navigare in totale sicurezza, senza toccare il midollo spinale o le radici nervose principali.

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2. Il passaggio nel peduncolo e la creazione del canale:
L’ago cannula viene inserito con precisione millimetrica nel peduncolo vertebrale, una specifica struttura ossea che offre un canale anatomico naturale per l’inserimento sicuro del trocar fino al corpo della vertebra. Una volta raggiunta la zona bersaglio, viene utilizzato uno strumento curvo brevettato per creare un micro-canale all’interno dell’osso, intercettando esattamente il tronco principale del nervo basivertebrale. Attraverso questo percorso guidato viene introdotto l’elettrodo per la radiofrequenza.

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3. L’ablazione termica e chiusura:
L’elettrodo viene collegato a un generatore a radiofrequenza avanzato che eroga un calore controllato e localizzato a una temperatura specifica per circa 7-10 minuti. Il calore produce una coagulazione termica (ablazione) del nervo basivertebrale, disattivando in modo permanente le fibre nervose responsabili del dolore cronico. Al termine della procedura, gli strumenti vengono rimossi e il piccolissimo foro di accesso percutaneo viene chiuso applicando un solo punto riassorbibile, che non richiederà quindi di essere rimosso successivamente.

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Decorso post-operatorio e recupero

Il recupero dopo la procedura Intracept è generalmente rapido, ma richiede il rispetto di alcune semplici e fondamentali indicazioni terapeutiche per proteggere la zona trattata:

  • Mobilizzazione immediata: Il paziente è in grado di alzarsi in piedi e camminare autonomamente già poche ore dopo il termine dell’intervento, prima delle dimissioni.
  • Utilizzo del busto lombare: Per garantire il corretto supporto biomeccanico della colonna e favorire una guarigione ottimale, è necessario indossare un busto lombare steccato per almeno 10 giorni post-procedura. Il busto va utilizzato durante le attività quotidiane e i movimenti, seguendo le precise indicazioni dello specialista.
  • Gestione del fastidio locale: Nei primi giorni successivi al trattamento è normale avvertire un lieve indolenzimento transitorio nella zona di inserimento del Trocar, facilmente gestibile con i comuni analgesici consigliati dal medico.
  • Ritorno alle attività: Le normali attività quotidiane leggere possono essere riprese nel giro di pochi giorni, mentre gli sforzi intensi o i carichi pesanti dovranno essere evitati per il periodo stabilito durante i controlli clinici.
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L’applicazione del busto lombare steccato per i primi 10 giorni garantisce una protezione ottimale nel post-operatori

Complicanze e controindicazioni

La procedura Intracept (ablazione intraossea del nervo basivertebrale) ha mostrato un profilo di sicurezza a lungo termine estremamente solido, con un tasso complessivo di complicanze gravi correlate al dispositivo o alla procedura inferiore allo 0,3% nei dati clinici raccolti fino a 5 anni. 

A differenza della chirurgia tradizionale (come la fusione spinale), non prevede l’impianto di protesi metalliche né altera la struttura portante della colonna, azzerando i rischi a lungo termine tipici di quegli interventi (come la rottura della strumentazione o la malattia del segmento adiacente). 

Tuttavia, sebbene rari (incidenza inferiore al 2%), la letteratura scientifica evidenzia alcuni potenziali eventi avversi e complicanze a lungo termine o persistenti oltre i 6 mesi:

1. Fratture Vertebrali (Rischio Principale)

  • Incidenza generale: 1,55% complessivo.
  • Fattore di rischio: Sale al 4,64% in chi soffre di osteoporosi o osteopenia.
  • Pazienti sani: Scende allo 0,37% in chi ha una densità ossea normale.
  • Causa: Indebolimento meccanico dovuto al canale praticato dall’ago e allo stress termico della radiofrequenza.

2. Complicanze Neurologiche

  • Radicolopatia e sciatalgia: < 2% di rischio di dolore o formicolio persistente alla gamba oltre i 6 mesi.

3. Altri Rischi Rarissimi (< 0,3% complessivo)

  • Infezioni tardive: Spondilodiscite (infezione di vertebra o disco) a distanza di settimane o mesi.
  • Mancata efficacia: Circa 1 paziente su 3 non ottiene il beneficio sperato o avverte un ritorno parziale del dolore a 5 anni.

I vantaggi principali del trattamento

I dati clinici internazionali mostrano benefici significativi rispetto alle terapie tradizionali:

  • Mininvasiva: Si esegue per via percutanea sfruttando l’accesso naturale del peduncolo in anestesia locale e sedazione leggera, senza viti o protesi metalliche e si conclude con un solo punto riassorbibile.
  • Efficacia a lungo termine: A differenza delle infiltrazioni corticosteridee o dei blocchi faccettali, che svaniscono dopo poche settimane, gli studi clinici dimostrano che il sollievo ottenuto con Intracept è duraturo e si mantiene stabile oltre i 5 anni dall’unico intervento.
  • Recupero rapido: Permette un rapido ritorno all’autonomia motoria, tutelando la schiena nelle prime fasi con il supporto del busto steccato.

Chi è il candidato ideale?

I pazienti che traggono sollievo dalla procedura Intracept descrivono spesso un dolore al centro della parte bassa della schiena (zona lombare) che peggiora con l’attività fisica, la seduta prolungata e il piegamento in avanti, oppure quando ci si piega e si sollevano pesi.

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La tecnica Intracept è indicata specificamente per i pazienti che soddisfano determinati criteri clinici:

  • Dolore lombare cronico che dura da almeno 6 mesi.
  • Mancata risposta a trattamenti conservativi (farmaci, fisioterapia, infiltrazioni).
  • Riscontro radiologico di Modic Changes di tipo 1 o 2 alla risonanza magnetica (eseguita con sequenze T1, T2 e STIR).

Se i tuoi sintomi corrispondono a un dolore lombare a fascia che peggiora quando stai seduto a lungo o quando ti estendi all’indietro, senza alcuna irradiazione verso le gambe, la causa potrebbe essere proprio di tipo vertebrogenico. Sottoporre le immagini della tua risonanza magnetica a una visita con il neurochirurgo algologo è il primo passo essenziale per ricevere una diagnosi corretta e capire se questa tecnologia può restituirti la qualità di vita che cerchi.

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