Rigenerare il disco intervertebrale grazie alle cellule mesenchimali del grasso è possibile!
Se avessi letto questo titolo nel 2012, quando da studente di medicina al secondo anno, mi accingevo ad avvicinarmi in punta di piedi alla pratica neurochirurgica, avrei reagito con una grassa risata.
Infatti, negli anni si è compreso che i dischi vertebrali, quando si usurano, non rigenerano e inizia un processo degenerativo infiammatorio che porta, attraverso l’artrosi, alla fusione del disco con i corpi vertebrali. Questo provoca una maggiore rigidità della colonna vertebrale e soprattutto conduce ad una modificazione dell’allineamento della colonna vertebrale che da lordotica diventa più rettilineizzata (fig 1).
Questo nuovo assetto meccanico porta purtroppo ad un compenso posturale del bacino e delle articolazioni che spesso risulta svantaggioso e doloroso.
La natura utilizza la strategia di “saldare” i dischi usurati al fine di proteggere il prezioso contenuto neurologico nel canale vertebrale che potrebbe correre il rischio di essere danneggiato qualora il disco vertebrale usurato si mobilizzasse. Si dà dunque origine ad una condizione clinica nota come Spondilodiscoartrosi.
Di conseguenza, fino a pochissimi anni fa pensare ad un metodo per rigenerare un disco intervertebrale era alquanto utopistico.
Tuttavia, l’evoluzione tecnologica di bioingeria, associata alle nanotecnologie, coniugandosi a tecniche chirurgiche mininvasive endoscopiche e microscopiche, permette di prelevare cellule staminali (mesenchimali) dal grasso in pochi minuti ed iniettarle direttamente nel disco intervertebrale. Un nuovo capitolo della medicina moderna è iniziato e il LIPOCELL ne è la conferma.
MA PERCHÈ È NECESSARIO RIGENERARE UN DISCO INTERVERTEBRALE?
Oggi sappiamo che i dischi vertebrali, quando si usurano, non rigenerano e inizia un processo degenerativo infiammatorio che porta, attraverso l’artrosi, alla fusione del disco con i corpi vertebrali. Tale processo avviene attraverso l’infiammazione; quello che accade possiamo paragonarlo ad un incendio che brucia il disco per poi cicatrizzarlo.
Questi processi infiammatori nei dischi usurati causano dolore.
In linguaggio medico scientifico si parla di “discogenic low back pain” cioè mal di schiena da disco infiammato.
In questo caso la terapia farmacologia non funziona perché i dischi vertebrali non hanno vasi sanguigni e quindi nessun farmaco assunto per via ora o per muscolo o per via endovenosa può raggiungere il fulcro dell’infiammazione stessa.
Sia la chirurgia di micro-discectomia endoscopica o microscopica che la chirurgia di artrodesi con viti, barre e gabbie sostitutive del disco sono valide strategie che tuttavia sono giustificate solo se bisogna scongiurare un danno neurologico rilevante (quale ad esempio un deficit neurologico).
La stragrande maggioranza delle persone che soffrono di problemi alla colonna vertebrale si trova in una situazione nella quale risultano presenti i disturbi causati dal l’infiammazione discale, senza presentare tuttavia problematiche neurologiche. In tutti questi casi le tradizionali tecniche chirurgiche non sono indicate in quanto non aiutano la risoluzione della loro problematica infiammatoria.
Quando le persone si trovano in questa situazione la qualità di vita risulta scarsa e i dolori sono persistenti.
Le Nuove tecnologie di rigenerazione con cellule staminali autologhe (cellule prese dal tessuto adiposo del paziente, nella zona vicino all’ombelico in quanto ricco di tali cellule per la presenza un tempo del cordone ombelicale) possono essere oggi utilizzate in questa situazione non solo per migliorare lo stato clinico della persona ma anche per permettere di arrivare ad un risultato di completa rigenerazione che eviterà in futuro il ricorso a chirurgie più invasive quali ad esempio l’artrodesi.
IN COSA CONSISTE LA TECNICA LIPOCELL?
CONCLUSIONI

Articoli del Settembre 2024 (Dr Conti articolo ) dimostrano come già a 3 mesi dall’intervento il disco diviene piu idratato. Questo corrisponde clinicamente ad un miglioramento del dolore lombare discogeno e ad una riduzione della disabilità creata dal dolore lombare. Inoltre, si riduce notevolmente il rischio che in futuro questi segmenti vertebrali vadano incontro ad artrodesi con viti e barre e/o gabbie.
