Radiofrequenza continua e pulsata

Il dolore cronico mina fortemente la qualità della vita di moltissime persone, sia a livello fisico sia a quello psichico. Nonostante questo, viene spesso sottovalutato perché insorge a seguito di un trauma o di un intervento chirurgico e, seppur invalidante, si tende a concentrarsi più sulla causa piuttosto che sull’effetto e per questo finisce per essere accettato.

Le patologie che possono provocare un dolore cronico il quale, se non trattato tempestivamente, può limitare in modo sensibile la qualità di vita delle persone, sono numerose: lombalgie, dolori delle spalle, del collo, del ginocchio, di cefalee compresa l’emicrania, dolore neoplastico, neuropatico, ischemico, dell’Herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio) e nevralgie del trigemino per citare le più diffuse.

radiofrequenza

Nel caso in cui le terapie farmacologiche non siano sufficienti, si possono utilizzare, fin dagli Anni ’80, terapie come la radiofrequenza, che, a seconda dei singoli e specifici casi, permettono di risolvere o ridurre il dolore cronico con percentuali importanti.

La radiofrequenza è una tecnica di interruzione temporanea o definitiva dello stimolo doloroso.

Agisce in prossimità di nervi, gangli, o delle vie del dolore, alterando la funzionalità di particolari nervi o fibre nervose. 

È un metodo testato e validato che permette di essere precisi (nella scelta della temperatura, nella quantità di correnti erogate), efficaci e sicuri.

Radiofrequenza: in che cosa consiste?

Le radiofrequenze (RF) sono onde elettromagnetiche a frequenza elevata (circa 480 Khz); applicate ai tessuti  attraverso una sonda con termocoppia le RF continue possono provocare un riscaldamento fino a temperature prossime ai 90° e quindi  una lesione tissutale.

L’esposizione a temperature intermedie può essere un tentativo di reversibilità del danno e di parziale selettività nei confronti delle piccole fibre (più sensibili al calore).

La storia dell’utilizzo delle radiofrequenze nel trattamento del dolore ha inizio nel 1964 quando Rosomoff e Mullan utilizzano la radiofrequenza continua per l’esecuzione della cordotomia percutanea. Successivamente Sweet e Wepsic impiegano la tecnica per l’esecuzione della termorizotomia trigeminale e pressappoco negli stessi anni  Shealy la utilizza per la termorizotomia della branca mediale (per il trattamento della sindrome faccettaria)  ed Uematsu  (1974) e Slujiter (1980)  per la termorizotomia spinale. Si deve attendere metà degli anni ’90 perché Slujiter-Cosman producano una reale innovazione nell’impiego delle radiofrequenze per il trattamento del dolore: la radiofrequenza pulsata (PRF).

In Terapia Antalgica è stata consuetudine riferirsi alle tecniche a RF (continua) come  a procedure percutanee mirate ad effettuare neurolesioni a livello del sistema somatosensoriale, sia centrale che periferico. 

Attualmente si distingue però una RF continua (CRF) (neurolesiva) da una RF pulsata (neuromodulativa). Mentre gli  impieghi della radiofrequenza continua neurolesiva si sono andati riducendo ed attualmente sono limitate a poche ma importanti indicazioni (soprattutto termorizotomia trigeminale e cordotomia percutanea), quelli della radiofrequenza pulsata si vanno estendendo e rappresentano uno stimolante campo di sviluppo della ricerca e della applicazione clinica in Medicina del Dolore

In cosa la PRF si differenzia dalla CRF?

La RF classica (CRF) pone il suo principio di azione nella lesione termica distruttiva delle fibre nervose che conducono l’input nocicettivo; la PRF al contrario non si basa sull’innalzamento della temperatura tissutale ma sugli effetti causati dal campo elettrico e magnetico generato dalla radiofrequenza. 

Di  fatto consiste nella erogazione di “burst” di onde radio con frequenza di 500 kHz  applicata per 2 cicli/sec  con una durata di 20 msec ciascuno (fig. 1). Questo fa sì che la temperatura del tessuto circostante non superi mai i 42°, e quindi non arrivi mai ad essere neurolesiva. 

Produce perciò analgesia senza realizzare un danno nervoso per cui può essere utilizzata su nervi periferici, gangli delle radici dorsali. 

Dopo applicazione di una PRF su strutture nervose non si assiste ad una perdita di sensibilità e la durata del pain–relief può arrivare fino ad alcuni mesi, con migliori risultati sul dolore nocicettivo e misto mentre l’effetto su dolore esclusivamente neuropatico è incostante.

Il meccanismo di azione delle PRF può essere ricondotto ad una alterata funzione di fibra neuronale e cellulare gangliare che sembra inoltre più evidente per le piccole fibre mieliniche o mieliniche di piccolo diametro che sono le più esposte alla RF (le C, che insieme alle A-delta sono quelle coinvolte nella trasmissione dolorosa). Probabilmente le PRF provocano attraverso il campo elettrico generato modifiche a livello intracellulare ultrastrutturale (mitocondriale, microtubuli) che alterano reversibilmente la funzionalità neuronale.

Quanto dura il beneficio della radiofrequenza?

L’80% dei pazienti trattati ottiene un beneficio soddisfacente per più di 12 mesi.

Dopo qualche anno il dolore può tornare e il trattamento con radiofrequenza si può ripetere. Non sempre la radiofrequenza lesiva offre una durata di benessere più lunga.

La scelta tecnica dipende da svariati fattori che può discutere con il medico che eseguirà il trattamento.

Dott. Marco La Grua – Medicina del Dolore
Dott. Marco La Grua – Medicina del Dolore

Impieghi clinici della radiofrequenza pulsata                 

Come già esposto, l’applicazione della PRF è proponibile sia in presenza di un dolore nocicettivo che di una componente neuropatica.

I campi di utilizzo sono perciò molto estesi, ovvero in tutte quelle sindromi dolorose dove sia identificabile un “bersaglio” costituito da un ramo nervoso che sia aggredibile per via percutanea (cioè attraverso il semplice posizionamento di un ago).

Strutture bersaglio della PRF (nervo periferico)

  • Nervo Grande Occipitale
  • Ramo mediale del nervo spinale (sindrome delle faccette articolari in lombalgie o cervicoalgie persistenti)
  • Nervo Sovrascapolare, nervo  Pudendo,  Nervo mediano (per Sindrome del tunnel carpale)
  • Nervi SPE e SPI (nelle vasculopatie)

Applicazioni cliniche della PRF (strutture gangliari)

  • Radicolopatie da compressione (causate da ernia discale, artrosi vertebrale, stenosi del canale spinale). In questo caso il trattamento viene applicato sul nervo attraverso un catetere da Epidurolisi in grado di eseguire non solo la somministrazione di farmaci ma anche l’applicazione della radiofrequenza. Per la descrizione della tecnica consultate la pagina “Epidurolisi“;
  • Nevralgie post-herpetiche.

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